Boxer e ...bambini
BOXER E...BAMBINI
...il cucciolo uomo, per l’evoluzione della sua specie, sarà
destinato a mantenere a lungo la dipendenza dai genitori, il compagno cane, autonomo prima, preme
perché anche il cucciolo d’uomo diventi al più presto indipendente... Ogni età del bambino
può, così, essere arricchita dalla presenza di un cane, proprio per le infinite sfumature di
significato che questo può assumere per lui, in qualsiasi momento della sua crescita. Nella
primissima infanzia, il cucciolo d’uomo e il cucciolo di cane, nella similarità dei loro bisogni,
ripercorrono quell’antica fase dello sviluppo filogenetico dell’uomo, quando carponi come un
bambino vagava nella savana, forse già seguito dall’amico cane.

IL BAMBINO E IL CANE: UNA DIADE PER LO SVILUPPO MATURO
DELLA PERSONALITA’ INFANTILE.
(Dr. Fernando Ferrauti)
L’antropomorfizzazione e la
riduzione a oggetto rappresentano i rischi maggiori per la vita sana del cane, più del rapporto
ottimale nell’equilibrio tra calcio e fosforo, ma anche per il suo compagno umano i rischi sono
concreti, rischi di perdere la possibilità di vivere una esperienza unica di grande arricchimento
emotivo, culturale ed affettivo che solo può provenire da un rapporto di reciproco rispetto e
considerazione. La diade uomo-cane deve esprimere un rapporto dinamico e vitale dove, nel
rispetto delle singole specificità, la vita possa fluire liberamente poiché liberamente scelta.
Un cucciolo separato dalla madre ha in comune col bambino la dipendenza dall’adulto per la sua
sopravvivenza nei suoi primissimi mesi di vita. Ma se il cucciolo uomo, per l’evoluzione della
sua specie, sarà destinato a mantenere a lungo la dipendenza dai genitori, il compagno cane,
autonomo prima, preme perché anche il cucciolo d’uomo diventi al più presto indipendente. La
brevità del ciclo vitale di un cane, rispetto alla vita dell’uomo, esplica nella vita di
quest’ultimo, più di ogni altro animale, il processo della vita, dalla nascita alla morte. Il
bambino che cresce con un cane assumerà, via via che il cane cresce con lui, ruoli diversi
cimentandosi ad essere genitore quando il cane sarà piccolo e bisognoso di cure, coetaneo
nell’infanzia di entrambi, figlio nell’essere presente alla sessualità adulta nella procreazione
dell’animale e nelle cure rivolte ad esso nella vecchiaia. La separazione dovuta, infine, alla
morte del cane, rappresenta un importante banco di prova per altri distacchi e separazioni
luttuose della vita. Nella realtà dolorosa della morte, il bambino imparerà così ad affrontare le
altre prove grandi della vita. Ogni età del bambino può, così, essere arricchita dalla presenza
di un cane, proprio per le infinite sfumature di significato che questo può assumere per lui, in
qualsiasi momento della sua crescita. Nella primissima infanzia, il cucciolo d’uomo e il cucciolo
di cane, nella similarità dei loro bisogni, ripercorrono quell’antica fase dello sviluppo
filogenetico dell’uomo, quando carponi come un bambino vagava nella savana, forse già seguito
dall’amico cane.
Lancio degli
oggetti
Quando il bambino è piccolissimo
spesso gioca ripetutamente al lancio degli oggetti cercando di padroneggiare con ciò, nella
scomparsa e nella susseguente riapparizione di questi, il concetto profondo dell’assenza. E’
questa una delle prime acquisizioni simboliche. Al posto della madre, c’è l’idea di questa, che a
volte può essere anche assente per situazioni fortuite della vita: si costruisce nel bambino
l’immagine stabile della madre, anche quando non c’è (se qualcosa scompare dalla vista, prima o
poi ricompare). E’ un gioco di costruzioni, speranze e aspettative certe, affidate ad un
oggetto simbolico, che sta al posto di un altro più importante a livello vitale. Spesso l’adulto
non capisce questo gioco e si stanca di raccogliere gli oggetti così, quando è possibile, li lega
a un filo, perché tirandolo il bambino possa riprenderseli. Nel cane, invece, vi è il codice
mnestico della caccia, relativo al comportamento adattivo per la sua sopravvivenza, fissato nel
gioco del lancio di un oggetto, che il cane quasi sempre si appresta a recuperare. Cucciolo
d’uomo e cucciolo di cane si trovano, in questo stadio, su un livello di comunicazione analogica
complementare. Il cane ha bisogno di imparare a prendere un oggetto in movimento, in base
all’istinto atavico di recupero della preda. Allora entrambi hanno bisogno, per cimentarsi in
queste attività importanti a livello cognitivo, pur nella diversità di specie, di qualcuno che
avvii e mantenga la relazione. In questo caso si compensano l’un l’altro. Se un cane gioca con
un bambino piccolo che gli getta dal seggiolone continuamente la sua pallina, o gliela butta
lontano quando cammina a gattone, il loro rinforzo sarà reciproco e dettato solo dalla voglia di
giocare assieme. L’andare e il tornare indietro gioioso del cane, sarà meglio del gioco del
“rocchetto”, nel far padroneggiare al bambino il senso dell’assenza, a cui seguirà sempre una
festosa presenza, al posto di un adulto stanco di raccogliere continuamente lo stesso
oggetto. Un bambino, inoltre, cambia e varia un gioco spontaneamente perché, oltre alla voglia
di esercitarsi in un’abilità, ha anche voglia di esplorare, come il cane ha voglia di imparare;
non c’è nessuna volontà cosciente nelle regole del gioco che il bambino propone e il cane
apprende, ma solo il loro grande, divertito affiatamento. Anche la permanenza dell’oggetto nel
bambino piccolo potrà fissarsi più celermente, attraverso il loro affiatamento comune. Infatti
questo anticipa le traiettorie degli oggetti caduti e nascosti momentaneamente alla vista, grazie
al comportamento di stanamento della preda.
Trascinare un gioco legato
ad una cordicella
Spesso i bambini che sanno già
camminare si trascinano dietro un giocattolo legato ad una cordicella. E’ come se, all’esplosione
emozionale della scoperta deambulazione, sopraggiungesse la consapevolezza di essere separati,
soli. Il gioco, ancora una volta, rappresenta una simbolizzazione di uno stato d’animo,
formazione di un compromesso tra l’essere indipendenti, camminare e il rimanere in qualche modo
legati. E’ l’identificazione proiettiva della propria separazione dalla madre. Il bambino,
desiderando mantenere il legame precedente che aveva con lei, trascina un oggetto al cui capo
estremo sta attaccato egli stesso. Anche il cane si porta al guinzaglio, ma è vivo. Tira la
fune, punta le zampe quando non vuole camminare, segue il padrone, corre in avanti
oltrepassandolo, costringendolo ad allungare il passo. Questo essere vivo del cane, che non è un
oggetto inerte che sta sempre solo dietro o che si lancia pesantemente in avanti, ma che spesso
precede e si allontana, proietta nel bambino l’immagine di un’altra possibilità: l’esplorazione,
l’autonomia. Se casualmente lascia andare il guinzaglio, o l’animale lo strappa di mano al
bambino, il cane corre in avanti libero, felice salta e torna indietro scodinzolando per essere
stato liberato. Invita con il suo andirivieni alla corsa, al gioco, alla competizione. Con questo
suo andare e venire, toglie al bambino la paura del distacco. La corda invisibile che lo lega
all’immagine mentale della madre, diventa un lungo elastico che, flettendosi sempre di più, a
poco a poco si rompe. Separazione senza guinzaglio non è abbandono, ma cambiamento, è camminare a
fianco, andare avanti per tornare indietro, rincorrersi, acchiapparsi, non perdersi. Il cane
svolge pienamente la sua funzione di elemento transizionale, legandosi affettivamente ad esse il
bambino sente continue certezze e rassicurazioni che gli permettono di spingersi fisicamente e
mentalmente avanti, di andare oltre, rassicurandosi, esorcizzando la paura dell’ignoto. Il
rischio che l’animale si trasformi in feticcio affettivo sono praticamente nulli, proprio per la
caratteristica dinamica del rapporto. Anche se il bambino scende a quattro zampe e il cane si
alza sulle due gambe, è solo una situazione momentanea, è una regressione che rende flessibili i
ruoli nell’interazione, ma entrambi sono consapevoli sempre delle regole “è solo un gioco in cui
ciascuno fa finta che…”.
Le funzioni
vitali
E’ la diversità dei contesti
dell’espletamento delle funzioni vitali e le loro modalità di esecuzione che sottolineano le
differenze e allontanano il pericolo di confusione di identità nel bambino. Il bambino, anche
piccolissimo, riconosce nel cane l’elemento percettivo inconfondibile della coda come elemento di
diversità. E’ divertito quando vede il cane usare la zampa come mano, nell’aprire le porte o
porgendola come un saluto. Ciò significa che il bambino è consapevole e della coda come segno
dell’animalità del cane, e della mano come attributo della propria specie, anche quando non sa di
appartenere alla specie degli umani. Li distinguono inoltre le manifestazioni delle emozioni con
gli schemi comportamentali corrispondenti, che entrambi sanno interpretare e riconoscere, ma il
bambino presto si accorge che il cane, anche se scodinzola di gioia, non potrà mai
sorridere. Anche le leggi legate ai rituali di ciascuna area interessata, alimentare,
escretoria e i cicli di veglia e sonno, segnano per entrambi le regole degli imperativi della
realtà sociale a cui devono tutti e due rispondere, e che, per la loro diversità, li aiutano a
contraddistinguersi. La paura di perdere l’amore dell’oggetto da cui dipendono, a causa delle
disobbedienze e dei piccoli incidenti di percorso sono comuni. Piuttosto la differenza sta nel
fatto che il cane non sa che, se non si adegua alle leggi di convivenza con gli umani, potrà
essere abbandonato; mentre il bambino sa che, se non si adegua presto, non sarà per questo
abbandonato.
Diversità delle fasi di
crescita
Il cane, che è già adulto, quando il
cucciolo di uomo è divenuto bambino o ragazzo, con la sua legittima sessualità, ovviamente priva
di riflessi edipici, permette al ragazzo di riflesso l’acccoglimento e la sessualità dei
genitori, oltre alla nascita di eventuali fratelli. La speranza di divenire presto adulto
sembrerà più vicina e meno irreale alla psiche del bambino, vedendo il proprio cane divenire
adulto nel pieno senso della parola, più che guardando i propri genitori. Il passare del
tempo, per un bambino, infatti è ancora una percezione soggettiva, e la lontananza generazionale
dei genitori, irrealmente, appare incolmabile.
Nascita di un
fratellino
Uno dei momenti migliori per
l’adozione di un cane è proprio in concomitanza della nascita di un fratello. Il senso di
esclusione, che il bambino prova in questo frangente, è compensato dall’investimento affettivo
riversato su di un cucciolo. Il cane diventa specchio per l’identificazione del bambino:
allevando un cucciolo, questi gioca a fare la parte del genitore, ora impegnato con un altro
bambino. Il cagnolino diventa la proiezione di sé, con l’appagamento, attraverso questo, delle
richieste d’affetto che vorrebbe per sé. Attraverso i cambiamenti dell’età del cane, si accorgerà
anche che le cure dei genitori, rivolte all’altro bambino, non lo escludono dal loro amore, ma
che il rapporto con loro cambia come cambia il suo con quello del cane. Capirà che ogni età della
vita esige un modo diverso di dare e ricevere amore e che non è stato mai abbandonato come lui
non ha mai abbandonato il suo cane. Le emozioni tattili che offre un cucciolo sono legate alle
sensazioni di calore, morbidezza e alle posture che esso assume. Quando è preso in braccio, il
cane come un bambino allattato al seno si accomoda tremante, nascondendosi e rannicchiandosi
nelle pieghe del corpo dell’altro. Cercando, a sua volta, il sostituto della propria madre
stimola nel ragazzo sentimenti di protezione che gli infonderanno sicurezza in se stesso e nelle
proprie capacità. Tutto questo nel momento stesso in cui il ragazzo è più bisognoso di un
riconoscimento emotivo d’affetto da parte di chi ama.
Amico e custode del
ragazzo
Da protetto il cane, nell’arco di
pochi mesi, diventa per il ragazzo il fedele custode. Se il cane dapprima dava sicurezza al
ragazzo, per il senso di protezione che infondeva, la sicurezza che il cane da’ ora al ragazzo ha
una sfumatura diversa. Le parti si sono invertite ed il cane è il difensore di tutti i nemici
dell’immaginario del ragazzo. E’ l’interlocutore fidato, il compagno senza parola che raccoglie i
suoi segreti, l’alleato fedele senza paura che lo accompagna nelle avventure esplorative.
Portare il cane a spasso è un modo di attirare l’attenzione dei propri coetanei, è
un’occasione per farsi degli amici. Il cane è quel magnifico trofeo da mostrare per essere
invidiati, anche per il rapporto privilegiato che questi ha con lui. L’aggressività del ragazzo
si sposta nell’immaginario sul cane, con la fantasia che potrà attaccare chi gli fa del male.
Inoltre, la possibilità di attirare l’attenzione dei compagni grazie alla presenza del cane,
garantisce al ragazzo un’ulteriore occasione di inserimento nella comunità dei suoi
pari. Infine uno dei regali più belli che fa un cane divenuto grande al suo padrone rimasto
piccolo, è che anche se è cresciuto ed è diventato un adulto, non disimpara a giocare. Questo lo
accompagna ancora alle soglie della fine della sua infanzia che segnano invece l’inizio della
propria decadenza. L’identificazione,l’empatia, la proiezione di sé nell’animalità del cane
fanno da filtro protettivo dell’aggressività infantile durante la crescita. La possibilità del
cucciolo di uomo di svolgere ruoli diversi nel rapporto col cane rende flessibile la sua capacità
d’adattamento, in vista del più importante gioco della vita. Questo esercizio è vitale se si
pensa che le patologie più gravi degli adulti spesso dipendono della rigidità d’assunzione di
ruoli o dall’incapacità di passare velocemente da un ruolo all’altro, all’interno di contesti
vari ma contemporanei. Attraverso il cane passa anche la relazione dell’adulto con il bambino
di cui l’animale è tramite e mediatore ed è proprio l’adulto che offre il supporto necessario
alla diade cane-bambino.
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