Il Boxer
Il boxer è un cane......anzi non è un cane è un Boxer
!

Crediamo possa aiutare a comprendere il Boxer la
lettura della seguente semplice storia di un ragazzo, ora diventato uomo, che ha percorso una
parte della sua vita insieme a Calliope, una boxerina che di recente lo ha
lasciato
A TATA ...per non perdere i ricordi più belli di Vanni
Benghi
E' arrivata una domenica sera dell'autunno 1995. Io avevo 23 anni e come la
maggior parte dei ragazzi della mia età avevo passato la domenica con la mia ragazza, Daniela,
che è anche la mia attuale compagna. Il periodo come spesso accaduto in casa mia, non era dei più
felici, mio padre e mia madre durante l'estate si erano separati in modo definitivo. Allora mio
fratello, che ha dieci anni in meno di me, era solito passare la domenica a spasso con mio padre.
Ma quella domenica, come avrete capito, fu del tutto speciale perché al loro ritorno sarebbero
stati in compagnia di una "tipa" molto particolare. Torno a casa, entro nel palazzo,
prendo l'ascensore, salgo l'ultima rampa delle scale, la porta di ingresso dell'appartamento è
spalancata, sento delle voci provenire dall'attico del condominio, sono i miei, mi affaccio e
vedo l'essere più speciale che mi sia mai apparso; ha l'aria spaurita di chi è stato strappato
alla sua vita abituale e trasportato in un altro luogo del quale però percepisce le benevole
presenze. E' affogata dalle coccole! Lei, che per 5 minuti si è chiamata Luna, in omaggio a
quella splendida che brillava su di noi quella sera, aveva 3 mesi, il pelo fulvo e lucido, rosso,
con dei riflessi che la rendevano più simile ad una scultura, il muso nero come una maschera
disegnata e così come per capriccio una piccolissima e quasi impercettibile macchia di pelo
bianco sotto il collo. A dire il vero la cagnolina sembrava molto grande, anzi lo era, aveva
solo 3 mesi ma le zampe erano lunghissime e il suo torace era immenso. Il suo aspetto era
elegante, quasi nobile, anche se i suoi movimenti erano quelli buffi di un cucciolo. Quel nome
Luna mi sembrava banale, anzi non mi piaceva, così domando "ma come l'ha chiamata l'allevatore?"
Riccardo mio fratello risponde: "Calliope". Bè, quale nome poteva essere più adatto se non quello
di una musa greca, un nome che solo a sentirlo era una fotografia di quella meraviglia? Sarebbe
bastato pronunciarlo per descriverla, così se uno mi avesse domandato: "Vanni com'è il tuo cane?"
la risposta sarebbe stata:"Calliope". A dire il vero il suo nome nell'uso quotidiano per evidenti
necessità pratiche fu trasformato in "Calli" come la dea indiana, ma le appioppammo anche un
casalingo e confidenziale "Tata". Non importava, lei aveva capito perfettamente a chi ci
riferivamo con quei nomi. Da quel momento in casa nostra entrò una ventata di aria serena che non
poteva da sola coprire tutti i malumori e le tristezze che normalmente esistono in una qualsiasi
famiglia, ma sicuramente aiutava e faceva dimenticare in fretta. Calliope si adattò abbastanza
velocemente alla vita in appartamento anche se come tutti i cuccioli non mancò di procurare i
suoi danni anche gravi alle cose dell'appartamento: era un Attila. Tutti i giorni mentre mia mamma, Vanna, andava a lavorare a scuola e io e mio
fratello eravamo a studiare, Calliope passava la mattinata a casa dei miei nonni, dove si poteva
divertire e sfogare nel giardino. Lì ha perfezionato le due grandi passioni della sua vita: i
giochi con le palle e mio zio William. Non mi soffermerò a descrivere le sue fantasmagoriche
evoluzioni con le palle, i furti perpetrati ai danni di ignari bambini ai quali letteralmente
scippava le agoniate palle, palline e palloni o qualsiasi altro oggetto colorato e gommoso le
capitasse sotto il naso, persino un ciuccio di un neonato. Alla Tata piacevano quelli alti e
giocherelloni e che sapessero misurarsi con i suoi giochi un po' "materiali". Mio zio
rispondeva perfettamente alla descrizione; lei perdeva la testa con lui quasi al limite di
un'isteria, tutta tesa al divertimento; più di una volta ho pensato che le scoppiasse il cuore
durante i loro giochi. Lei non gli dava tregua e alla fine lo prendeva per sfinimento; che
spettacolo che erano! Specialmente i primi anni avevamo preso l'abitudine di portare la Calliope
in spiaggia. I ricordi che ho di questi momenti sono magnifici. La sera in inverno con la
spiaggia completamente vuota e lei che corre come una pazza in ogni direzione, con le orecchie
tese ali'indietro e con una falcata degna di un ghepardo, sporca di bava e di sabbia, con in
bocca qualsiasi cosa trovasse sul bagnasciuga. La ricordo combattere con delle boe semi
insabbiate o con dei tronchi più grandi di lei, che forza! Molto spesso incontravamo altri cani
che girovagavano da soli in spiaggia. Queste erano le situazioni che ci preoccupavano di più. La
Tata non ci ha mai saputo fare con gli altri cani, sì ci giocava, ma immancabilmente, dopo pochi
minuti, lei appoggiava una zampa sul collo del suo nuovo amico e a questo punto succedevano
sempre due cose: o il povero malcapitato scappava e lei lo inseguiva, e noi inseguivamo lei,
oppure scattava la rissa e noi comunque ci finivamo in mezzo. Ricordo una domenica in estate,
una gita al fiume con mio padre e mio fratello, una giornata esilarante che ancora oggi mi fa
ridere al solo pensiero. Quel giorno la Calliope fu protagonista di alcuni episodi che a distanza
di anni sono ancora stampati nella mia mente. Arriviamo sul posto, scendiamo dalla macchina,
vicino all'argine del fiume c'è un prato, ampio e curato, il sole è caldo, l'erba è verde e
invitante, immagino che la Tata non abbia potuto resistere, in meno di un secondo si lancia in
una furiosa corsa come in preda ad uno spasmo incontrollabile, è bellissima: "ma, starà facendo i
cento!", lei è presa dal suo godimento e non si accorge che il prato è chiuso da un lato da una
rete metallica di quelle plastificate, non c'è il tempo di fermarla, lei non vede l'ostacolo, e
gli frana contro ad una velocità folle. Di quel momento ho fissato in testa come dei fotogrammi
al rallentatore, il corpo in pieno slancio che si accartoccia alla rete, che una volta sorbito
l'urto, scaglia la povera Tata all'indietro di parecchi metri, "mio Dio, sarà tutta rotta!",
invece no, un po' stordita ma senza neanche un graffio ritorna sui suoi passi e ci segue lungo
l'argine. Strani oggetti disseminati qua e là la incuriosiscono, c'è anche un vecchio
scarpone, bè figuriamoci se se lo fa sfuggire! Arriviamo in una piazzola lungo il fiume, tra
le rocce e le canne, davanti a noi uno specchio d'acqua calmo e limpido, la Tata è attirata ma
non ha il coraggio "dai Tata buttati", niente; Riccardo getta la sua amata pallina in acqua, è la
parola magica, è l'apriti Sesamo, il tuffo è immediato, incredibile, si è gettata di testa con la
bocca spalancata per prendere la palla. Ma ora qualcosa non va, l'ingresso è stato impeccabile ma
il corpo è tutto immerso; l'unica cosa che emerge sono le sue chiappe. Rimane in questa
improbabile posizione per tre-quattro lunghi secondi poi riemerge e guadagna velocemente e
spasmodicamente la riva. Da quel giorno non ha più fatto il bagno né al fiume né al mare! Un
giorno scopriamo per caso che un nostro vicino di casa alleva boxer e la domenica mattina, in
inverno, tiene dei corsi di addestramento per cani. Ci iscriviamo, ci attrezziamo con tutto
l'armamentario necessario e puntualmente la settimana successiva ci troviamo al campo. Inutile
dire che i risultati non sono stati quelli sperati! A onore del vero non era la Calliope che non
eseguiva, erano i padroni, in questo caso io, quello delegato dagli altri, che non riuscivo a
fare eseguire. Il bello era che la Tata con l'addestratore era perfetta sin dal primo giorno,
eravamo noi gli incapaci! In fondo ci accontentavamo di riuscire ad andare a passeggio senza
che questo si rasformasse in un tiro alla fune o meglio al guinzaglio. Niente da fare! Ci siamo
dovuti abituare e per gli anni a seguire abbiamo tutti sviluppato una discreta muscolatura alle
braccia. Io unico tra tutti mantengo il record di non essere mai caduto a terra sovrastato
dalla sua irruenza. Ma di tutto questo in realtà a noi tutti non è mai importato più di
tanto, non ho mai voluto fare il padrone del mio cane; io l'ho sempre pensata come ad una amica,
una sorella, una confidente. Lei viveva con noi, in casa con noi, mangiava in cucina con noi e si
faceva le pennichelle sul divano e sui nostri letti. Cosa c'è di più bello di un essere caldo
e peloso, che ti sta accanto sul letto, e che ti russa in faccia, ti fa compagnia quando sei solo
e influenzato e non chiede di meglio che starti accanto. La vita condotta a stretto contatto
anche fisico e la continua presenza, ti avvicinano ad una confidenza tale da essere equiparata a
quella che potresti avere con un essere umano. Ad un tuo simile non puoi dare ordini, ma chiedere
solo dei piaceri e ricambiarli. Questo in poche parole può essere quello che ho sempre pensato
del mio rapporto con la Calliope e quello che comunque avrei desiderato. Per tornare a parlare
dei ricordi non posso dimenticare quando frequentando il corso di addestramento, venimmo a
conoscenza di una mostra canina a Mordano, presso il padiglione comunale o come dicevano alcuni
anziani del luogo "il pavaglione". Per onore di cronaca Morciano è stato per un anno della mia
vita sede del mio servizio civile come obiettore di coscienza, ma questo non interessa alla
nostra storia. Inutile dire che ci iscrivemmo o meglio iscrivemmo la Calliope. Di buona mattina,
una domenica, la Tata, mia mamma, Riccardo, la Daniela ed io ci recammo a Morciano, più tardi
fummo raggiunti da mio babbo. "L'armata Brancaleone" allo sbaraglio: niente da bere, niente
da mangiare, nulla per sedersi. Comprammo una coperta di lana per poterci sedere a terra e non
sul nudo pavimento. Cinque culi umani più uno canino seduti su un metro quadro di lana. Attorno a
noi professionisti dei concorsi, con sedie pieghevoli, tavoli da pic-nic, gabbie per i cani ed
ogni genere di conforto. Il tempo non scorreva tanto in fretta, ma finalmente arriva il
momento. La Tata concorreva come boxer femmina fulvo; avremmo dovuto sfilare al passo, poi il
cane avrebbe dovuto mettersi fermo come per puntare una preda e quindi l'esaminatore, nel nostro
caso esaminatrice, avrebbe effettuato un'ispezione più approfondita compresa la dentatura. Non
avevamo mai provato nulla di simile, ero quasi sicuro del disastro ed è per questo che, per non
farmi riconoscere visti i miei precedenti a Morciano, entrai con dei coprenti occhiali da sole a
specchio. Il lavoro sporco toccava sempre a me! Per la verità scoprimmo ben presto che di boxer
femmine fulve a concorrere erano solo due, la Tata e un'altra, una pluricampionessa delle ultime
tre edizioni. A dire il vero questa boxerina non mi sembrava un gran che; era molto più bassa
della Tata, anzi era tozza ed anche rissosa. Abbaiò in modo aggressivo verso la Calliope che non
si scompose minimamente. Cominciamo: parte prima la campionessa, compie tutta la procedura senza
intoppi; ora tocca a noi, io sono emozionatissimo, come faremo? Si parte: la Tata è perfetta, si
muove al passo, è tesa e punta alla perfezione, ora le devo aprire la bocca, lei la apre e si
lascia esaminare, il giudice continua a scrivere e a prendere appunti, poi rivolgendosi a me
dice: "complimenti, lei ha fatto primo", vittoria! Braccio alzato, applausi, anche la Tata sembra essere contenta, forse perché non
vede l'ora di andarsene. Il 6 settembre del 1999, il giorno del mio 28esimo compleanno, muore
mio nonno Enzo. E' un colpo durissimo per tutta la famiglia. Non so se la Calliope abbia
percepito la drammaticità dell'evento o la successiva mancanza di mio nonno, comunque la sua
presenza ha sicuramente contribuito a rendere meno drammatici i giorni a venire; per qualche
settimana la Tata, la notte, ha dormito da mia nonna, così per tenerle compagnia; questo
cambiamento, anche se temporaneo, non sembrava aver pesato minimamente sul suo comportamento ed è
in questi momenti che ti convinci che certi animali possiedono la capacità di comprendere gli
stati d'animo delle persone che gli stanno attorno. Sono convinto che senza la presenza dalla
Calliope, dei suo bisogni e delle sue procurate distrazioni mia mamma non avrebbe superato il
grave periodo di depressione che seguì la morte di mio nonno. Negli ultimi nove anni e mezzo
la Tata è stata una presenza costante e familiare, protagonista o coprotagonista di tantissimi
episodi, più o meno importanti, drammatici o ridicoli, felici o infelici, e sarebbe impossibile
elencarli tutti, io l'ho fatto solamente per quelli più vivi nella mia memoria, gli altri sono
persi nelle pieghe della memoria e sono sicuro che nel corso degli anni si riapriranno come
vecchie scatole chiuse in una soffitta polverosa. Domenica 6 febbraio 2005, due giorni fa, la
Tata è volata in cielo, portata via da un brutto male che l'ha minata nel corpo ma non nella
mente. Noi tutti le siamo stati vicini fino alla fine e spero che questo le sia stato di
conforto. Il vuoto è grande e lo sconforto pure, non riesco a trattenere le lacrime quando il
mio pensiero corre verso di lei, forse è passato poco tempo, ora la immagino in cielo assieme a
mio nonno e alle persone che le hanno voluto bene e che non ci sono più, vispa e giocherellona e
un giorno sono sicuro che ci rincontreremo. Non so se avrò mai un altro cane, alcuni mi dicono
che se non lo prendi subito non ne prenderai più nessuno, non credo che funzioni così, certo, la
Calliope è insostituibile e occuperà sempre un posto speciale nel mio cuore ma a pensarci bene
credo che l'ingresso di un animale in una casa abbia un senso in determinate occasioni e non solo
per superare un dolore. Non so quale sarà la mia prossima occasione, ma so che quando avrò un
figlio, vorrò che lui viva questa grandiosa esperienza; gliela racconterò come una grande e lunga
avventura fatta di amore, fedeltà, amicizia, forza, devozione, rispetto e infine dolore e morte,
tutte esperienze che conducono verso la strada della vita. Un bacino Vanni
Rimini, 8
febbraio 2005
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